Industria ed energia nel Polesine: storia e presente
Ultimo aggiornamento: 18/07/2026
L'industria del Polesine è arrivata tardi rispetto al resto del Veneto, frenata da un'economia agricola di bonifica e dalle conseguenze dell'alluvione del 1951. Oggi il territorio ospita distretti di nicchia come le giostre di Bergantino e il polo ittico di Scardovari, oltre al tema energetico del Delta: l'ex centrale di Porto Tolle e il rigassificatore offshore.
Punti chiave
- Industrializzazione tardiva: il Polesine resta a lungo un'economia agricola di bonifica
- L'ex centrale termoelettrica di Porto Tolle (Polesine Camerini) è ferma dal 2015 ed è in demolizione/riconversione
- Al largo della costa opera un rigassificatore offshore (terminale GNL)
- Il distretto delle giostre di Bergantino e quello ittico di Scardovari sono le nicchie produttive più note
- Le zone industriali principali si allineano lungo l'asse della Transpolesana e dell'A13
Un'industrializzazione tardiva
Rispetto ad altre aree del Veneto, il Polesine ha conosciuto un'industrializzazione tardiva e parziale. Per secoli l'economia del territorio è rimasta ancorata all'agricoltura di bonifica: un modello che ha richiesto investimenti enormi in argini, canali e impianti idrovori, ma che ha lasciato poco spazio all'accumulo di capitale privato necessario allo sviluppo manifatturiero. A questo si è aggiunta la posizione geografica di "terra di confine" tra Veneto ed Emilia-Romagna, meno servita dalle grandi direttrici commerciali rispetto all'asse Milano-Venezia.
La grande alluvione del 1951 ha pesato a lungo su questo ritardo: lo spopolamento e l'emigrazione che ne sono seguiti hanno sottratto per decenni manodopera e iniziativa imprenditoriale al territorio, mentre altre province venete costruivano il proprio boom industriale del dopoguerra. Solo dagli anni '60-'70 in poi il Polesine ha visto la nascita di un tessuto manifatturiero locale, comunque più frammentato e di dimensioni minori rispetto ai distretti veneti più noti (concia, tessile, meccanica dell'Alto Vicentino). L'industria polesana resta oggi composta soprattutto da imprese di piccole e medie dimensioni, spesso legate alla trasformazione agroalimentare, alla metalmeccanica leggera e ai materiali per l'edilizia.
Va aggiunto un altro fattore strutturale: la conformazione stessa del territorio, fatto di pianura di bonifica intersecata da fiumi, canali e argini, ha reso più costosa e complessa la realizzazione delle infrastrutture necessarie a un vero polo industriale (strade, ferrovie, aree attrezzate), rispetto a zone del Veneto centrale già servite da direttrici storiche verso Milano e Venezia. Anche per questo il terziario, più che l'industria pesante, ha finito per assorbire negli ultimi decenni una quota crescente di occupazione, soprattutto nei settori del commercio, dei servizi e (in misura ancora minore ma in crescita) del turismo legato al Delta del Po.
Energia nel Delta: la ex centrale di Porto Tolle e il rigassificatore offshore
Il tema energetico è quello che ha dato al Basso Polesine la maggiore visibilità industriale nazionale, con due impianti di scala molto diversa concentrati nella stessa area deltizia.
La ex centrale termoelettrica di Porto Tolle, situata in località Polesine Camerini, è stata per decenni uno dei più grandi impianti termoelettrici d'Italia, con quattro gruppi da 660 MW ciascuno per una potenza complessiva di circa 2.640 MW. L'impianto è fermo dal 2015, a seguito dei mutati scenari del mercato energetico e della rinuncia al progetto di riconversione a carbone che era stato inizialmente ipotizzato. Nei anni successivi è stato avviato lo smantellamento delle strutture, compresi gli edifici principali, mentre la ciminiera, alta circa 250 metri, è rimasta a lungo l'elemento più visibile del sito. Per l'area sono stati presentati progetti di riconversione a fini turistico-ricettivi (tra cui un accordo tra Regione del Veneto ed Enel annunciato nel 2019, con un investimento dichiarato di diverse centinaia di milioni di euro): si tratta di piani di lungo periodo, i cui tempi e la cui effettiva realizzazione vanno verificati negli aggiornamenti più recenti, poiché progetti di questa portata su un'area industriale dismessa sono soggetti a revisioni. La scheda dedicata all'ex centrale elettrica di Polesine Camerini approfondisce l'impianto e la sua storia.
Il rigassificatore offshore è un terminale per la rigassificazione del gas naturale liquefatto situato al largo della costa, tra le acque antistanti Porto Tolle e Porto Viro, a circa 15 chilometri dalla riva. Operativo dal 2009, ha una capacità di rigassificazione autorizzata nell'ordine di 10 miliardi di metri cubi annui, ed è uno dei principali punti di ingresso del gas naturale importato via mare in Italia. Attorno all'impianto restano aperti, nel tempo, temi di carattere ambientale, di impatto sulla pesca locale e persino di ripartizione amministrativa delle imposte sulle strutture marine tra i comuni costieri: aspetti che è opportuno verificare con le fonti più aggiornate, trattandosi di un dossier ancora in evoluzione.
Nel complesso, l'area del Delta racchiude quindi in pochi chilometri due estremi della storia energetica italiana: un grande impianto termoelettrico novecentesco ormai chiuso e in cerca di una nuova funzione, e un'infrastruttura energetica più recente e tuttora attiva. È un contrasto che rende il Basso Polesine un caso di studio interessante per chi si occupa di transizione energetica e di riconversione dei siti industriali dismessi, anche se le decisioni definitive sul futuro di entrambi gli impianti restano, alla data di aggiornamento di questa pagina, in parte da consolidare.
Distretti e poli produttivi
Accanto al comparto energetico, il Polesine conserva alcune nicchie produttive di rilievo, spesso nate da una specializzazione locale più che da una politica industriale pianificata.
- Il distretto delle giostre di Bergantino: nato tra gli anni '20 e '30 del Novecento, riunisce oggi decine di aziende costruttrici di attrazioni per luna park, concentrate soprattutto tra Bergantino e i comuni limitrofi. Per la storia e i dettagli di questo distretto vedi la pagina dedicata alle giostre di Bergantino.
- Il polo ittico di Scardovari: nella Sacca degli Scardovari, nel Delta del Po, si concentra una delle più importanti produzioni di mitilicoltura d'Italia, imperniata sulla Cozza di Scardovari DOP. È un distretto che unisce pesca, allevamento e trasformazione, con un indotto significativo per l'economia locale del Basso Polesine.
- Le zone produttive lungo la Transpolesana: l'asse stradale che collega Rovigo a Verona (SS434) ha favorito, nei decenni, l'insediamento di aree artigianali e industriali nei comuni attraversati, in particolare Badia Polesine e i centri dell'Alto Polesine, oltre alle zone vicine ai caselli dell'A13 a Rovigo, Villamarzana e Occhiobello. Sono poli di dimensione medio-piccola, orientati soprattutto a logistica, meccanica e trasformazione agroalimentare, che sfruttano la posizione di cerniera del Polesine tra Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna.
Per un quadro più ampio dell'economia del territorio, comprese agricoltura e pesca, si veda la pagina economia del Polesine. Per una visione d'insieme del territorio, vedi la pagina principale su il Polesine.
Vedi anche
- Il Polesine
- Il Polesine
- Polesine: cos'è, dove si trova e guida completa
- Economia del Polesine: agricoltura, pesca, industria
- Le giostre di Bergantino: la capitale italiana dei luna park
- Infrastrutture del Polesine: strade, treni, idrovie
- /grandi_opere/ex-centrale-elettrica-di-polesine-camerini/
- /comuni/porto-tolle/
Domande frequenti
Q: Perché il Polesine si è industrializzato più tardi di altre zone del Veneto?
Perché per secoli l'economia locale è stata legata alla bonifica e all'agricoltura, con un tessuto imprenditoriale debole; l'alluvione del 1951 ha poi aggravato lo spopolamento e ritardato ulteriormente lo sviluppo industriale rispetto alle province venete più vicine alle direttrici commerciali maggiori.
Q: La centrale di Porto Tolle è ancora attiva?
No. L'impianto è fermo dal 2015 ed è stato oggetto di un progetto di demolizione avviato nei anni successivi; l'area è interessata da un progetto di riconversione turistico-ricettiva, con tempi e dettagli che vanno verificati negli annunci più recenti.
Q: Cos'è il rigassificatore del Polesine?
È un terminale offshore per la rigassificazione del gas naturale liquefatto (GNL), situato al largo della costa tra Porto Tolle e Porto Viro, operativo dal 2009. È uno degli impianti italiani di questo tipo con maggiore capacità autorizzata.
Q: Quali sono i distretti produttivi tipici del Polesine?
Il più noto è il distretto della giostra tra Bergantino e comuni limitrofi, seguito dal polo ittico di Scardovari legato alla mitilicoltura, oltre a zone artigianali e industriali diffuse lungo la Transpolesana.
Q: Dove si trovano le principali zone industriali del Polesine?
Sono concentrate lungo l'asse della Transpolesana (SS434) e nei pressi dei caselli dell'A13, in comuni come Badia Polesine, Lendinara, Occhiobello e Rovigo, favoriti dalla vicinanza a queste direttrici.