Il Polesine in età moderna: Serenissima, Austria e Napoleone
Ultimo aggiornamento: 18/07/2026
Tra XVI e XVIII secolo il Polesine vive quasi tre secoli di governo della Repubblica di Venezia, culminati nel Taglio di Porto Viro (1604), la grande opera idraulica che deviò le foci del Po a sud della laguna. Nel 1797 cade la Serenissima: seguono una breve parentesi napoleonica e poi il dominio austriaco nel Regno Lombardo-Veneto, fino all'annessione al Regno d'Italia nel 1866 e alla nascita della provincia di Rovigo.
Punti chiave
- XVI-XVIII secolo: Polesine sotto la Repubblica di Venezia, economia agricola su terre bonificate
- 1604: Taglio di Porto Viro, deviazione delle foci del Po a sud della laguna veneta
- 1797: caduta della Serenissima, fine di oltre tre secoli di dominio veneziano
- Parentesi napoleonica, poi Regno Lombardo-Veneto sotto l'Austria
- 1866: annessione al Regno d'Italia e nascita della provincia di Rovigo
Un territorio agricolo sotto la Serenissima
Dopo la pace di Bagnolo del 1484 (si veda Estensi e Venezia nel Polesine), il Polesine di Rovigo entra stabilmente nell'orbita della Repubblica di Venezia, restandovi per oltre tre secoli. Nel corso del Cinquecento, Seicento e Settecento il territorio rimane prevalentemente agricolo, con grandi proprietà fondiarie concentrate soprattutto nella parte deltizia. I sistemi di conduzione dei terreni variano dalla mezzadria alla gestione diretta di tipo più capitalistico da parte di famiglie patrizie venete, che avevano investito nei "retratti": i terreni recuperati alla coltivazione tramite le opere di bonifica avviate già in età medievale e proseguite sotto Venezia.
Accanto all'agricoltura, un ruolo economico non secondario è svolto dalle valli da pesca, dalle saline e dalla risicoltura, attività che testimoniano la stretta interazione tra il territorio e le sue acque, un tratto identitario del Polesine che attraversa i secoli fino a oggi.
Il Taglio di Porto Viro (1604): la Serenissima ridisegna il Delta
L'opera idraulica più importante e duratura realizzata da Venezia in Polesine è senza dubbio il Taglio di Porto Viro, completato nel 1604. Il problema che l'opera intendeva risolvere era di rilevanza strategica per la stessa sopravvivenza di Venezia: i sedimenti trasportati dal Po rischiavano di interrare progressivamente la laguna veneta, elemento essenziale per la difesa militare della città (che rendeva difficile l'avvicinamento delle flotte nemiche) e per la sua vita economica e commerciale.
La soluzione adottata dalla Repubblica fu tanto radicale quanto efficace: un canale artificiale che deviò il corso principale del Po verso sud-est, allontanando le foci del fiume dalla laguna e indirizzandole verso l'area dell'attuale Porto Viro. È uno degli interventi di ingegneria idraulica più ambiziosi dell'Europa del suo tempo, e ha conseguenze che si misurano ancora oggi: l'attuale conformazione a ventaglio del Delta del Po, con i suoi rami verso il mare Adriatico, discende in larga parte da questa decisione politica e tecnica presa a tutela degli interessi di Venezia (approfondimento: Il Taglio di Porto Viro).
Il Taglio di Porto Viro va letto in continuità con il precedente spostamento naturale del corso del Po verso nord, la rotta di Ficarolo tradizionalmente datata al 1152 (si veda La rotta di Ficarolo): un processo naturale medievale seguito, quasi cinque secoli dopo, da un intervento artificiale di analoga portata trasformativa. Il comune di Porto Viro, che dà il nome all'opera, sorge proprio in quest'area del Delta rimodellata dal taglio (scheda: Porto Viro).
La caduta della Serenissima (1797)
Il lungo dominio veneziano sul Polesine si interrompe nel 1797, quando la Repubblica di Venezia cade sotto la pressione delle armate di Napoleone Bonaparte. Con il trattato di Campoformio, firmato nello stesso anno, i territori veneti, Polesine compreso, vengono ceduti all'Austria, ponendo fine a oltre mille anni di storia della Serenissima come stato indipendente.
La parentesi napoleonica
Gli anni successivi sono segnati da un susseguirsi di dominazioni legato alle vicende delle guerre napoleoniche in Italia. Dopo una prima cessione all'Austria nel 1797, i territori veneti, incluso il Polesine, passano sotto controllo francese in più fasi, in particolare con la costituzione del Regno d'Italia napoleonico (1805-1814), di cui il Veneto entra a far parte dopo la pace di Presburgo del 1805. Questo periodo, per quanto relativamente breve, introduce elementi di riforma amministrativa e giuridica di impronta francese che lasceranno tracce anche dopo la sua conclusione, con la caduta definitiva di Napoleone nel 1814-1815.
Il Regno Lombardo-Veneto sotto l'Austria
Con il Congresso di Vienna del 1815, che ridisegna gli assetti politici europei dopo le guerre napoleoniche, il Veneto, e con esso il Polesine, entra a far parte del Regno Lombardo-Veneto, uno stato sotto sovranità della corona asburgica d'Austria, dotato di un'amministrazione autonoma ma saldamente controllato da Vienna. Durante questo periodo il territorio rimane un'economia prevalentemente agricola, alle prese con le difficoltà tipiche delle campagne padane dell'Ottocento: povertà diffusa, condizioni sanitarie precarie e un sistema di conduzione agraria ancora largamente basato sulla grande proprietà fondiaria.
Il dominio austriaco nel Polesine, come nel resto del Veneto, non è privo di tensioni: il territorio, per la sua posizione di cerniera tra il Veneto asburgico e le Legazioni pontificie di Romagna, diventa in questi decenni luogo di cospirazioni e fermenti patriottici legati al Risorgimento: un tema che si sviluppa più diffusamente nella fase post-unitaria (si veda Il Polesine nell'Ottocento e nel Regno d'Italia).
1866: l'annessione al Regno d'Italia e la nascita della provincia di Rovigo
Il dominio austriaco sul Veneto si conclude nel 1866, al termine della Terza guerra d'indipendenza, quando il Veneto, Polesine incluso, viene annesso al Regno d'Italia, proclamato pochi anni prima nel 1861. È a partire da questo momento che il territorio viene organizzato amministrativamente nella provincia di Rovigo, la circoscrizione che ancora oggi, pur nell'evoluzione delle competenze degli enti intermedi, resta il principale riferimento istituzionale per definire i confini amministrativi del Polesine.
L'ingresso nel Regno d'Italia apre una nuova fase storica, segnata da un'economia ancora fortemente agricola, dal progressivo sviluppo di infrastrutture stradali e ferroviarie e, nei decenni successivi, da eventi che segneranno profondamente l'identità del territorio, a partire dalle difficili condizioni sociali di fine Ottocento fino alla grande alluvione del 1951 (vicende che proseguono il racconto della storia polesana oltre la soglia dell'età moderna).
Vedi anche
Domande frequenti
Q: Cos'è il Taglio di Porto Viro?
È la grande opera idraulica realizzata dalla Repubblica di Venezia, completata nel 1604, che deviò artificialmente le foci del Po verso sud-est, allontanandole dalla laguna veneta per evitarne l'interramento: un intervento che ha ridisegnato in modo permanente il Delta del Po.
Q: Perché Venezia decise di deviare il corso del Po?
Perché i sedimenti trasportati dal Po minacciavano di interrare la laguna veneta, vitale per la difesa e la navigazione della città. Deviando le foci più a sud, verso l'attuale area di Porto Viro, la Serenissima allontanò questo rischio dal cuore dei suoi domini.
Q: Quando cadde la Repubblica di Venezia e cosa successe al Polesine?
Venezia cadde nel 1797, sotto la pressione delle armate napoleonesi (trattato di Campoformio). Il Polesine, dopo una breve fase di dominio francese e uno status incerto tra dominazioni, entrò poi a far parte del Regno Lombardo-Veneto sotto sovranità austriaca.
Q: Cos'era il Regno Lombardo-Veneto?
Era lo stato creato dal Congresso di Vienna (1815) sotto la corona asburgica, comprendente Lombardia e Veneto: il Polesine ne fece parte fino al 1866, quando il Veneto fu annesso al Regno d'Italia al termine della Terza guerra d'indipendenza.
Q: Quando nasce la provincia di Rovigo?
Con l'annessione del Veneto al Regno d'Italia nel 1866 il territorio polesano viene organizzato amministrativamente nella provincia di Rovigo, articolazione che di fatto persiste ancora oggi come riferimento istituzionale del Polesine.