# L'Ottocento nel Polesine: 1866, povertà e pellagra

Dal dominio austriaco all'annessione al Regno d'Italia nel 1866: latifondo, pellagra, i moti de La Boje e la prima emigrazione polesana verso il Brasile.

## In breve

Nell'Ottocento il Polesine passa dal dominio austriaco al Regno d'Italia con il plebiscito del 1866, ma l'annessione non risolve la miseria delle campagne: latifondo, pellagra e salari da fame alimentano i moti agrari de La Boje! (1884-85) e, dopo l'alluvione dell'Adige del 1882, la prima grande ondata migratoria verso il Brasile a fine secolo.

## Punti chiave

- 1866: plebiscito e annessione del Polesine al Regno d'Italia dopo la Terza guerra d'indipendenza
- Economia bracciantile e latifondo: pochi proprietari, migliaia di braccianti senza terra
- La pellagra, malattia da denutrizione legata al mais come alimento quasi unico, colpisce in modo endemico le campagne polesane
- I moti de La Boje! (1884-85) sono tra le prime rivolte agrarie organizzate d'Italia
- L'alluvione dell'Adige del 1882 aggrava una crisi già profonda
- Verso il 1888 parte la prima grande ondata migratoria polesana verso il Brasile

## Dal dominio austriaco all'annessione: il 1866

Per gran parte della prima metà dell'Ottocento il Polesine, come tutto il Veneto, fa parte del Lombardo-Veneto sotto il dominio dell'Impero austriaco, dopo la parentesi napoleonica e la caduta della Repubblica di Venezia. È un'amministrazione ordinata ma percepita come straniera, e non a caso il territorio polesano — per la sua posizione di cerniera tra il Veneto austriaco e le Legazioni pontificie di Romagna — diventa terreno di cospirazioni patriottiche: la congiura di Fratta Polesine del 1821 ne è l'episodio più noto, con patrioti locali legati ai moti carbonari.

La svolta arriva nel 1866. Al termine della Terza guerra d'indipendenza, combattuta dal Regno d'Italia a fianco della Prussia contro l'Austria, il Veneto viene ceduto alla Francia di Napoleone III e da questa, con la mediazione diplomatica, trasferito al Regno d'Italia. Un plebiscito popolare — con le forme tipiche dei plebisciti risorgimentali, che oggi gli storici giudicano non pienamente liberi — ratifica formalmente l'annessione. Il Polesine entra così nel nuovo Stato unitario all'interno della provincia di Rovigo, appena istituita.

L'ingresso nel Regno d'Italia non porta però un cambiamento immediato nelle condizioni di vita delle campagne. La struttura economica e sociale resta quella ereditata dai secoli precedenti: un'agricoltura di bonifica recente, terreni spesso al di sotto del livello del mare, e un sistema fondiario dominato da poche grandi proprietà.

## Latifondo e bracciantato: un'economia agraria squilibrata

Il Basso e Medio Polesine ottocentesco sono caratterizzati da un'agricoltura capitalistica su vasta scala: grandi tenute di proprietà nobiliare o borghese, coltivate a frumento, mais e barbabietola da zucchero, lavorate da una massa di braccianti giornalieri privi di terra propria. A differenza dell'Alto Polesine, dove prevale la piccola proprietà contadina, nelle zone di bonifica più recente verso il Delta il rapporto di lavoro è quasi ovunque salariato, precario e stagionale.

Questa concentrazione della proprietà fondiaria in poche mani, tipica di molte aree della pianura padana ma particolarmente accentuata nel Polesine, produce un mercato del lavoro agricolo segnato da salari bassissimi, contratti giornalieri revocabili e un'offerta di manodopera sempre superiore alla domanda. I braccianti (e le braccianti, spesso impiegate nella monda del riso e nei lavori più mal retribuiti) vivono in condizioni di povertà diffusa, in abitazioni rurali spesso insalubri e con un'alimentazione ridotta a pochi alimenti di base.

## La pellagra: la malattia della polenta

È in questo contesto di miseria bracciantile che si diffonde in modo endemico la pellagra, malattia da carenza di niacina (vitamina B3) e triptofano legata a un'alimentazione fondata quasi esclusivamente sul mais, consumato come polenta pasto dopo pasto per mancanza di alternative. Il Polesine, insieme ad altre province della pianura veneta e lombarda, è tra le aree italiane più colpite dalla malattia nella seconda metà dell'Ottocento.

La pellagra si manifesta con lesioni cutanee, disturbi gastrointestinali e, nelle forme più gravi e prolungate, con un progressivo deterioramento neurologico: è una malattia sociale prima ancora che clinica, lo specchio diretto delle condizioni di vita di braccianti e piccoli affittuari costretti a un regime alimentare monotono e povero di proteine animali. La sua diffusione nelle campagne polesane resta uno dei tratti più duri della memoria ottocentesca del territorio, insieme alla fatica del lavoro nei campi e all'incertezza cronica del salario.

## I moti de "La Boje!" (1884-85)

La tensione sociale accumulata nelle campagne esplode a metà degli anni Ottanta con le agitazioni note come **La Boje!** — espressione dialettale che richiama l'idea di un malcontento "che bolle" e sta per esplodere. Tra il 1884 e il 1885 i braccianti del Polesine (e di zone limitrofe del Basso Veronese e del Mantovano) danno vita a una delle prime ondate organizzate di scioperi agrari in Italia, ancora prima della nascita dei grandi sindacati e delle leghe bracciantili che caratterizzeranno l'Italia agraria di inizio Novecento.

Le rivendicazioni riguardano l'aumento dei salari giornalieri, condizioni contrattuali meno arbitrarie e una minima tutela di fronte al potere pressoché assoluto dei grandi proprietari terrieri e dei loro fattori. La repressione delle agitazioni è dura, ma l'episodio segna una data simbolica: da qui in avanti il Polesine diventerà, nel Novecento, uno dei territori italiani a più alta densità di conflittualità agraria e di organizzazione socialista rurale, un filo che arriva fino alle lotte dei primi del Novecento e alla figura di Giacomo Matteotti.

## L'alluvione dell'Adige del 1882

A complicare ulteriormente un quadro già segnato da miseria e malattia interviene, nel settembre 1882, una grave alluvione dell'Adige che colpisce il Veneto e in particolare le zone rivierasche del fiume, comprese porzioni dell'Alto Polesine. È uno degli eventi alluvionali più gravi dell'Ottocento nell'Italia settentrionale: campagne sommerse, raccolti distrutti, argini crollati in più punti.

Per un territorio già fragile dal punto di vista idraulico — la cui storia, come si vedrà anche a proposito della grande alluvione del Po del 1951, è scandita da rotte e allagamenti — l'evento del 1882 rappresenta un ulteriore colpo a un'economia agricola già al limite. Non è un caso isolato: nel Polesine ottocentesco la convivenza con acque difficili da controllare resta una costante, nonostante il progressivo rafforzamento delle opere di bonifica avviate nei secoli precedenti.

## Verso l'emigrazione: la prima grande partenza per il Brasile

La combinazione di questi fattori — latifondo, salari da fame, pellagra, alluvioni — rende insostenibile, per migliaia di famiglie polesane, la permanenza sulla terra d'origine. Tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta dell'Ottocento, con un picco convenzionalmente collocato intorno al **1888**, parte dal Polesine la prima grande ondata migratoria della sua storia moderna, diretta soprattutto in **Brasile**, dove il governo imperiale prima e quello repubblicano poi promuovono attivamente l'arrivo di manodopera contadina europea per le piantagioni di caffè, in sostituzione della manodopera schiavizzata liberata con l'abolizione della schiavitù (1888).

Interi nuclei familiari di braccianti e piccoli affittuari polesani si imbarcano dai porti del Nord Italia per raggiungere gli stati brasiliani di Espírito Santo, San Paolo e Rio Grande do Sul, dove si formeranno comunità di origine veneta destinate a durare per generazioni. È l'inizio di un fenomeno — l'emigrazione polesana — che nel secolo successivo assumerà proporzioni ancora più ampie, alimentato da nuove crisi agrarie, dal fascismo e, soprattutto, dalla grande alluvione del 1951.

## Un secolo di contraddizioni

L'Ottocento polesano si chiude quindi come un secolo di contraddizioni profonde: da un lato l'ingresso nello Stato unitario nel 1866, con le sue promesse di modernizzazione e progresso; dall'altro una realtà rurale segnata da miseria strutturale, malattia sociale e conflitto di classe irrisolto. Sono le premesse dirette delle grandi trasformazioni del secolo successivo — le lotte agrarie del primo Novecento, l'ascesa e la caduta del fascismo, le bonifiche del ventennio e infine la grande alluvione del 1951 — che ridisegneranno più volte il volto sociale ed economico del territorio.

## Vedi anche

- [Il Polesine](https://www.polesineonline.it/il-polesine/)
- [Storia](https://www.polesineonline.it/storia/)
- [L'emigrazione polesana: dalle alluvioni al mondo](https://www.polesineonline.it/il-polesine/emigrazione/)
- [/storia/novecento/](https://www.polesineonline.it/storia/novecento/)
- [La bonifica del Polesine: idrovore e terre sotto il mare](https://www.polesineonline.it/il-polesine/bonifica/)
- [Polesine: cos'è, dove si trova e guida completa](https://www.polesineonline.it/il-polesine/)

## Domande frequenti

### Quando il Polesine entrò a far parte del Regno d'Italia?

Nel 1866, al termine della Terza guerra d'indipendenza, in seguito al plebiscito che sancì l'annessione del Veneto (e con esso della provincia di Rovigo) al Regno d'Italia, dopo il periodo di dominazione austriaca.

### Perché la pellagra era così diffusa nel Polesine ottocentesco?

Perché larghe fasce di braccianti si alimentavano quasi solo di polenta di mais, povera di niacina e triptofano: la dieta monotona legata alla condizione di miseria bracciantile rendeva la malattia endemica nelle campagne polesane, come in altre zone rurali della pianura padana.

### Cosa furono i moti de La Boje!?

Un'ondata di agitazioni e scioperi dei braccianti agricoli del Polesine tra il 1884 e il 1885, tra le prime forme organizzate di lotta contadina in Italia, nate dalla protesta contro salari bassissimi e condizioni di lavoro durissime nelle grandi tenute del latifondo.

### Che ruolo ebbe l'alluvione del 1882?

L'alluvione dell'Adige del 1882 colpì duramente il Polesine, aggravando una situazione economica e sanitaria già fragile e contribuendo, insieme alla miseria strutturale delle campagne, a spingere le prime famiglie a emigrare.

### Verso dove emigravano i polesani a fine Ottocento?

La meta principale della prima grande ondata, che si intensifica intorno al 1888, fu il Brasile, seguito da altri paesi sudamericani: partivano soprattutto braccianti e piccoli affittuari senza prospettive nelle campagne del latifondo.

## Fonti e approfondimenti

- [Treccani – Polesine (Enciclopedia Italiana)](https://www.treccani.it/enciclopedia/polesine_(Enciclopedia-Italiana)/)
- [Treccani – Polesine (Enciclopedia)](https://www.treccani.it/enciclopedia/polesine/)
